Un corretto approccio al problema del sovrappeso e dell’obesità

 

Il nostro tempo è indubbiamente caratterizzato da una forte pulsione edonistica che attraversa trasversalmente, senza distinzioni, le più disparate classi sociali e che interessa indifferentemente molteplici strati culturali.

Cinema, televisione, rotocalchi, pubblicità ed altro ancora propongono incessantemente modelli e stili di vita che si imperniano  fondamentalmente sugli aspetti più esteriori della quotidianità ed impongono come requisiti imprescindibili per il conseguimento del successo soprattutto il benessere e la prestanza fisica. I miti del passato vengono inevitabilmente travolti, molti degli antichi valori della collettività vengono sostituiti dal bisogno di emergere in chiave individuale, a qualsiasi costo. Essere presenti, imporsi, acquisire una forma qualsiasi di potere: sono questi i nuovi obbiettivi dell’uomo del nostro tempo.

E questa ottica viene a contaminare persino la posizione  comune nei confronti delle regole alimentari, patrimonio della saggezza popolare, oltre che della scienza medica. L’atteggiamento corrente viene così ad essere massificato ed omologato dalla spinta mitologica dell’aspetto esteriore. Quanto più si è “belli” tanto più si è accettati ed ammirati.

I settori commerciali ed industriali attivi in questo campo (ma, purtroppo, anche operatori in attività sanitarie e para-sanitarie) incoraggiano ed incrementano questa tendenza promuovendo miracolistiche soluzioni, per tutti i gusti, per tutte le borse, per tutte le tendenze; tutte con un identico e comune denominatore: la garanzia assoluta dell’infallibilità unitamente alla totale assenza di sacrificio. E questi sembrano essere, d’altra parte, i requisiti più comuni che il consumatore richiede. Ecco dunque spiegata la straripante presenza di prodotti dietetici e dimagranti nelle farmacie e nei supermercati; ecco perché televenditori e televenditrici di creme, attrezzi e pillole varie raggiungono impensabili vette di popolarità; ecco svelato il movente del turismo del fitness. La gente vuole essere bella, e per essere belli bisogna essere anzitutto magri. Ed oggi tutto ciò può sempre più facilmente ottenersi. Ecco il messaggio ed ecco l’inganno.

In questa visione distorta e consumistica della lotta al sovrappeso, in questa confusione di ruoli e di interessi,  non può non rivestire fondamentale importanza la presenza del dietologo medico, con tutto il suo bagaglio critico e con tutta la sua consapevolezza professionale. Non è per gratuita prevenzione che il dietologo medico deve mettere in guardia i propri pazienti dai rischi derivanti dall’uso improprio dei prodotti e dei programmi dietetici e dimagranti tanto largamente diffusi. Egli è mosso dalle finalità espresse dalla scienza medica ed a lui, quindi, compete la scelta del più opportuno metodo di trattamento dietetico per ogni singolo individuo che ne presenti necessità. Egli è l’esatto contrario di ciò che si afferma nella divulgazione di massa.

Il successo delle diete dimagranti da rotocalco (le chiamo così per una doverosa distinzione con le prescrizioni dietologiche mediche) è legato fondamentalmente a due ordini di fattori: da una parte alla ingannevole potenza strategica di campagne pubblicitarie sempre più frequentemente affidate a personaggi di spicco nel mondo dello spettacolo e dello sport che colpiscono più profondamente l’immaginario collettivo;  dall’altra alla  parziale e temporanea efficacia che questi programmi hanno su una modesta percentuale di popolazione che, però, a sua volta diviene essa stessa cassa di risonanza e promozione. Naturalmente la pubblicità tace sugli effetti estremamente nocivi che si producono sull’altro campione di popolazione che non solo non ottiene alcun risultato ma, anzi, viene  spinto inconsciamente in una spirale che, come vedremo oltre, produce esclusivamente nocumento e danno. Esistono dati incontrovertibili.

Infatti, nonostante l'aumentato interesse dell'uomo nei confronti della dietologia, nonostante la strabiliante proliferazione di tecniche, schemi e prodotti dimagranti, il peso medio nei paesi più industrializzati continua ad aumentare. Oggi gli uomini e le donne ingrassano molto di più, e più difficilmente perdono il peso accumulato.

Negli Stati Uniti l' otto  per cento degli adulti è decisamente obeso, ossia supera del  trenta - quaranta  per cento il peso ideale. In Italia gli obesi sono circa il cinque per cento, ma un adulto su quattro è comunque ben al di sopra del suo peso ottimale. E nell'infanzia le cose non vanno certo meglio: si potrebbe dire con un paradosso che più ci si preoccupa del loro peso, più i bambini tendono ad ingrassare.

Molteplici studi rivelano che nei paesi a più alto tenore di vita la tendenza al sovrappeso è strettamente correlata anche al ricorso indiscriminato alle diete dimagranti oltre che, naturalmente, all'inadeguatezza e all'improvvisazione che troppo spesso accompagnano le prescrizioni dietetiche non professionali.

Si è dimostrato, inoltre, che il perdere e il riguadagnare peso con vicende alterne spiana certamente la strada all’obesità. Questo è quanto abitualmente accade agli irriducibili clienti delle diete da rotocalco. Molti, infatti, iniziano un regime dietetico riducendo drasticamente e di colpo la quantità di cibo, ricorrendo  anche spropositatamente a supporti farmacologici, con l'intento di perdere molti chili in breve tempo per poi, una volta raggiunto l'obiettivo, tornare ai precedenti errori alimentari . La conseguenza di questo diffuso comportamento è l'altissima percentuale di probabilità di riguadagnare in tempi più o meno brevi tutto il peso precedentemente perduto. Il ricorso continuato ai trattamenti dimagranti crea, tra l'altro, quel pericolosissimo andamento a " yo-yo" o “ a fisarmonica”, responsabile di quel circolo vizioso che inevitabilmente conduce alla obesità non più trattabile.

Naturalmente le controindicazioni verso le diete non professionali non si limitano a constatazioni di ordine puramente estetico o di stabilità di risultato: la maggior parte dei programmi e delle tecniche dimagranti di massa si basano infatti quasi esclusivamente sull’effetto della riduzione delle quote caloriche non valutando affatto la vitale importanza che vitamine, minerali ed oligoelementi  rivestono in relazione al buon, se non perfetto, funzionamento dei processi enzimatici e metabolici.


Da queste osservazioni non possono non trarsi almeno tre semplici conclusive considerazioni: la prima è che il ricorso frequente a regimi dietetici privativi, soprattutto se incongrui ed approssimati, possono costituire un serio attentato alla propria salute.

La seconda deve  suggerire la regola imperativa di limitare al massimo il ricorso a regimi dietetici dimagranti e, soprattutto, di non vanificare i risultati  ottenuti. Ogni soggetto portato all'eccedenza ponderale deve attenersi scrupolosamente, forse anche per tutta la vita, a regole alimentari sane, equilibrate e controllate  (non necessariamente drastiche) che solo un medico può garantirgli.  Conta poi molto l' attenzione continua, moderata e non ossessiva, il rispetto del proprio stato di salute, la misura ed il controllo della voluttà;  tutto ciò non impedirà di gustare il piacere della buona cucina; eviterà soltanto interminabili sacrifici, continue delusioni , inevitabili sconfitte.

La terza é che la battaglia contro il sovrappeso  e contro l’obesità non è perduta in partenza, a patto di  impostarla con estremo senso di responsabilità, perché in definitiva molto dipende  da noi stessi;  la consapevolezza del fatto che il continuo ricorso a trattamenti dimagranti può rivelarsi gravemente controproducente, deve indurre ad iniziare un trattamento in modo determinato e definitivo, per evitare i pericolosissimi andamenti a yo-yo. Raggiunto l'obiettivo, inoltre, bisogna trascorrere un più o meno lungo  periodo di transizione osservando le regole di un buon mantenimento per evitare un rapido “rimbalzo” e per  stabilizzare quanto più a lungo il risultato ottenuto.

Nei casi più difficili o in soggetti recidivi, sarà più opportuno accontentarsi di traguardi meno ambiziosi ma persistenti nel tempo, con il notevole vantaggio di evitare danni fisici e psichici legati alla "ossessione dietetica", e poi perché un risultato anche più modesto ma più continuo nel tempo sarà sufficiente a correggere i rischi maggiori associati alla obesità, soprattutto il diabete, la ipertensione sanguigna e le malattie cardiovascolari.


In ultimo, è doveroso sottolineare come un trattamento dietetico non accompagnato da una certa attività fisica risulti meno efficace e notevolmente più difficoltoso.

Per coloro che sono impossibilitati a frequentare una palestra o una piscina o a svolgere attività sportive si consiglia, almeno, di camminare a passo veloce (2 passi al secondo) con falcata lunga, per almeno 45 - 50 minuti 3-4 volte a settimana.


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