La dieta nelle malattie cardiovascolari e nell’ ipercolesterolemia

 

Le attuali conoscenze scientifiche individuano una serie di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il più rilevante dei quali è l’innalzamento del livello ematico di colesterolo. Altri fattori, come il fumo, l’ipertensione sanguigna, lo stress, l’abuso di caffè, l’ inattività fisica, concorrono in varia misura al determinarsi di tali patologie.


L’ipercolesterolemia richiede uno specifico trattamento dietetico, contenente pochi  grassi saturi  senza, peraltro, eccessiva limitazione di carboidrati. L’assunzione di alimenti contenenti colesterolo, contrariamente all’opinione corrente, non determina necessariamente un parallelo aumento del tasso di colesterolo ematico, in quanto le risposte metaboliche variano da individuo ad individuo, probabilmente per ragioni genetiche.

Indubbiamente, però, la risposta metabolica  all’assunzione di sostanze lipidiche dipende anche dalla natura stessa dei grassi assunti: i grassi saturi tendono ad aumentare i livelli di colesterolo, mentre quelli insaturi producono nell’organismo un effetto favorevole. Ne consegue che in una prescrizione dietetica indirizzata alla riduzione della ipercolesterolemia, prioritariamente debbono essere evitati i grassi saturi, e certamente non limitati quelli insaturi.

Si è dimostrato, inoltre, che il consumo abbondante di pesce abbassa i livelli di colesterolo ematico e quindi riduce notevolmente l’incidenza delle malattie cardiovascolari. Questa azione è dovuta alla presenza nel pesce di abbondantissime quantità di un particolare tipo di grassi monoinsaturi, gli Omega-3, che tendono ad aumentare i livelli ematici di colesterolo “buono” e a diminuire quello “cattivo” ed i trigliceridi.

I carboidrati non sembrano avere un effetto significativo sui livelli di colesterolo, mentre l’ingestione di fibre ha certamente un effetto protettivo sull’insorgenza della malattia arteriosclerotica. Si ritiene che le fibre solubili, contenute nella frutta, nei fagioli, nei cereali ecc., possano ridurre  i livelli di colesterolo anche del 5-10%.

Riassumendo, possiamo dare per assunto il ruolo determinante dell’alimentazione nell’insorgenza dell’aterosclerosi e della patologia coronarica, per cui l’osservanza di alcuni accorgimenti dietetici è considerata uno dei momenti centrali per la prevenzione delle patologie cardiovascolari.


Per la maggior parte dei soggetti ipercolesterolemici, un trattamento dietetico fondato sulle considerazioni sinora espresse, è di per sé sufficiente per abbassare il tasso di colesterolo entro i limiti fisiologici. In altri casi, tuttavia, al trattamento dietetico deve essere associato un trattamento farmacologico. Questi sono i casi di soggetti con ipercolesterolemia prodotta da difetti di metabolismo o con ipercolesterolemia  familiare. In questi casi, il trattamento dietetico deve essere integrato dall’assunzione di prodotti farmacologici ipocolesterolemizzanti, antiossidanti, derivati dell’acido fibrico, statine e simili.

Essendo, inoltre, ormai accettato che l’aterosclerosi inizia durante l’infanzia o nell’adolescenza, molti autori consigliano una limitazione controllata di lipidi nella alimentazione dei bambini e degli adolescenti. Una corretta educazione alimentare in queste fasi della vita, infine, è utile nella prevenzione di molte altre condizioni patologiche, quali l’obesità e l’ipertensione, che quando si manifestano in età giovanile,  più facilmente si protrarranno nell’età adulta costituendo importanti fattori di rischio di primaria importanza per molte altre patologie.



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